TORNARE PER RIVIVERE

Giovanni Battista era un giovane trentunenne di antica e nobile famiglia. Abitava in una villa lussuosa a picco sul mare, un antico castello appartenuto ai suoi avi. Il ragazzo oramai non faceva più caso ai grandi quadri che tappezzavano le pareti e da cui lo guardavano, dall'alto dei secoli, i suoi predecessori addobbati di velluti, gorgiere e crinoline. Ma una cosa gli balzava alla vista ogni volta che attraversava il lungo e stuccato salone degli avi: le spose erano tutte vestite, sia pur con abiti di foggia diversa a seconda dell'epoca, con un abito bianco e rosa.
"Tradizione di famiglia" gli rispondeva il padre sin dall'infanzia.
Giovanbattista era un ragazzo semplice e di nobili sentimenti e la sua grande nobiltà d'animo era un potente antidoto all' orgoglio di casta.
"I meriti te li devi conquistare con quello che fai tu in prima persona e non sbandierando quello che sono stati o hanno fatto i tuoi avi" soleva ripetere. E per questo era bonariamente considerato un ingenuo da quelli di pari rango.
Era un giovane di bella presenza e ciò contribuiva, unitamente al suo status, ad accrescere giorno per giorno la schiera di fanciulle sue pretendenti. Ma egli era dedito per lo più allo sport, agli studi e ad attività intellettuali. Nel tempo libero amava andare sull'ampia terrazza sul mare: era un piccolo angolo di paradiso, i sampietrini erano quasi del tutto sommersi dal trifoglio, e l'edera aveva invaso il muro di cinta, c'erano inoltre i pini con le loro larghe chiome ombreggianti e la lavanda e le ginestre che nei periodi di fioritura profumavano l'aria e picchiettavano il verde di giallo e di violetto. Restava a lungo a guardare il mare, senza pensare a nulla e senza parlare, rapito dall'orizzonte infinito…oltre il quale poteva immaginare qualsiasi cosa. Un pomeriggio di maggio in cui era andato sulla terrazza, Giovanbattista si accorse di non essere solo. La prima reazione fu di sorpresa e indignazione: cosa ci faceva quell'intruso a casa sua e soprattutto com'era entrato? Dopo pochi secondi realizzò che non era un intruso bensì…un' intrusa…e in un' altra manciata di secondi concluse che si trattava di una bella intrusa. Era distesa sulla panchina semiovale adiacente al parapetto e leggeva un libro. Aveva capelli così lunghi che il ragazzo non ne aveva mai visti prima, castani e ondulati, e un vestito morbido e lungo fino ai piedi color verde muschio. Le si avvicinò e le disse, sforzandosi di assumere un tono severo:
"Lei non può stare qui, questa è una villa privata".
Quando il viso della donna, non più giovanissimo, si alzò verso di lui, comparvero due occhi neri così lucidi da sembrare verniciati, e due labbra morbide e carnose si distesero in un sorriso. In quel momento gli parve che il cuore si fermasse e desiderò con tutto se stesso che il tempo stesso si fermasse e che fossero rimasti lì per un tempo infnito più infinito dell'orizzonte che tante volte aveva contemplato… Per qualche istante restarono in silenzio. Quindi lui prese posto accanto a lei che nel frattempo si era messa seduta. Aveva un libro sulle ginocchia: sembrava un libro antico, non aveva dubbio, ne aveva visti tanti sin da bambino nella biblioteca di famiglia. Aveva la copertina di pelle scura con un'iscrizione d'oro: "TORNARE PER RIVIVERE".
"Cosa leggi di bello?" le domandò passando naturalmente al tu.
"Un vecchio libro"
"Posso?" fece lui togliendole il libro di mano. Lo aprì e notò che era scritto a mano, probabilmente con penna d'oca. Gli occhi gli caddero su una strofa:
"Oh amato senza fine, chiudi i tuoi occhi belli, già dormono gli uccelli…La notte silenziosa, ridiscende sopra ogni cosa…Oh amato senza fine, chiudi i tuoi occhi belli, la vita è come l'onda, che scende e che risale…Va e viene con moto eguale…Cucirò un abito nuziale, lo cucirò col filo bianco e rosa, e lo darai in regalo alla tua sposa…Ma la tua sposa adesso verso te si è appena incamminata e al rosso del tramonto si è addormentata…Un dì avverrà che questo canto d'amore lo canterà al suo uomo un altro cuore… Allora a me amor mio ripenserai e forse di nascosto piangerai…Non pianger uomo che la cantilena sarà d'amor dolcissima catena…" Contemporaneamente il ragazzo ebbe una visione istantenea e rapida: i quadri delle sue ave vestite da sposa tutte con un abito bianco e rosa. Una visione che subito scoparve ma che lo lasciò scombussolato.
Giovanbattista richiuse il libro e lo porse alla donna. Non sapeva perché ma aveva visto una relazione tra quella cantilena e i quadri delle sue ave.
"Ora devo andare" disse la donna
"Ti accompagno all'uscita"
"Non occorre, sono arrivata da una scorciatoia"
"Non ci sono altre vie di uscita qui!"
"Esiste una piccola incavatura nella roccia", gli fece osservare la donna, "mettendo un piede dietro l'altro si può arrivare dall'altra parte, ma devi essere allenato, altrimenti finisci in acqua"
La donna gli sorrise e lui provò ancora la sensazione di infinito di quando gli avveva sorriso la prima volta, quindi scavalcò il parapetto e si incamminò con grande agilità lungo la roccia, a circa 30 metri di altezza dal livello del mare.
"Un momento…come ti chiami?" le urlò
"Viola"
Dopo poco svoltò e scomparve.
Il ragazzo era rimasto per qualche istante col fiato sospeso…quindi pensò che non le aveva chiesto neanche dove abitasse né l'aveva invitata a ritornare. Ma in fondo non sarebbe servito chiederglielo: si incontrarono sulla terrazza ogni pomeriggio, lui le raccontava delle sue letture, dei suoi studi, delle antiche storie di famiglia e lei ascoltava guardandolo incantata.Un pomeriggio (erano trascorsi circa quindici giorni dal primo incontro) lei rimase più a lungo del solito, non accennava ad andarsene né lui aveva fretta di vederla andar via. Il sole tramontò colorando di rosso ogni cosa, una leggera brezza li avvolse e lei ebbe un birvido come di freddo. Lui l'abbracciò per scaldarla…e non si staccarono più…Lui cercava avidamente le sue labbra e il suo collo ed ogni parte del suo corpo e più sentiva la pelle di lei fremere e più la desiderava. Quindi la prese in braccio e la portò nella casina che un tempo era stata alloggio del custode e lei fu meravigliosamente sua.
Erano circa le cinque del mattino quando la donna se ne andò.
Da quel momento non tornò più.
Giovanbattista la cercò ovunque in paese e nei paesi vicini. Provò anche a seguire il sentiero scavato nella roccia, ma il piede scivolava e non poté che ritirarsi indietro per non precipitare. Noleggiò una barca e girò e rigirò intorno alla roccia e lungo la costa.
Un giorno il padre lo chiamò nel suo studio:
"Sono circa due settimane che ti vedo girare senza pace. E ho deciso di parlarti. Si chiama Viola, vero?"
"Come fai a saperlo?"
"Oh, lei si chiama sempre Viola, sono sette secoli che si chiama Viola"
"Spiegati meglio"
"Oh amato senza fine, chiudi i tuoi occhi belli…" l'anziano padre recitò a memoria la cantilena che il ragazzo aveva letto nel libro della donna
"Hai quel libro?"
"Vieni"
Il padre lo portò sulla terrazza e si avviò in un angolo dove l'edera era talmente fitta da creare una piccola sporgenza. Quindi scostò le foglie aiutandosi con delle forbici da pota e portò allo scoperto un'antica tomba sormontata da una scultura che ritraeva il volto di una donna
"La riconosci?"
Le labbra del ragazzo rimasero per un attimo socchiuse e indecise:
"E'…è…è Viola!"
Sulla lapide c'era un'iscrizione latina:
"HIC VIOLA IACET, VENERI SIMILIS ASPECTU, SED HORRIDA VENEFICA QUAE PUEREM VIDIT, CUPIVIT ET RAPUIT"
ANNO MCCCXXXIII
Il padre tradusse:
"Qui giace Viola, simile a Venere per l'aspetto ma orribile strega che vide un ragazzo, lo desiderò e lo rapì. Anno 1333"
"La sua storia è narrata negli annali di famiglia, era un'istitutrice a cui avevano affidato l'educazione di un bambino del nostro casato, quando il ragazzo compì 17 anni lei ne aveva 33 e si innamorarono. Per un pò riuscirono a nascondere la loro storia d' amore, ma un giorno vennero sorpresi nella casina del custode. Lui fu mandato in Inghilterra da una zia e lei fu processata per stregoneria e condannata a morte"
Il padre condusse il ragazzo nel suo studio, aprì un cassetto chiuso a chiave e ne trasse un vecchio diario.
"E' il mio diario. Cerca la pagina datata 15 maggio 1970"
Il ragazzo la trovò:
" Sono pazzo di lei, lei è tutto quello che voglio. Quando la vedo in fondo alla terrazza il cuore mi scoppia di gioia, e quando va via camminando sul sentiero scavato nella roccia solo il pensiero che domani la rivedrò mi trattiene dal morire di dolore"
Poi trasse dal cassetto un altro diario e glielo porse:
"E' di tuo nonno. Cerca la pagina 15 maggio 1940"
Il ragazzo la trovò:
"Tengo stetto al petto questo diario e faccio salti di gioia come un bambino! E' comparsa…è comparsa nella mia vita all'improvviso… arriva dal sentiero scavato nella roccia… e mi porta l'unico dono capace di donarmi la felicità e questo dono si chiama Amore e lei si chiama Viola"
Il ragazzo era paralizzato dal terrore, non aveva più voce, guardò il padre sconvolto e dopo un pò riuscì a dire:
"Papà ma cosa significa tutto questo?!"
"Sono sette secoli che Viola ritorna per rivivere il suo Amore con un ragazzo più giovane del nostro casato, quell'amore che le costò la vita. Non si sa come e perché…Ma rivive solo per due settimane di maggio…Forse vuole solo impedire che quell'orribile delitto di sette secoli fa si ripeta… Forse vuole solo dirci di non commettere più l'orribile delitto di condannare un amore solo perché infrange le convenzioni…E di fatto ci è riuscita. Da allora ogni uomo del nostro casato, per vederla ritornare, si sposa per amore e solo per amore…. Vuoi che ritorni?…"
"Lo voglio più di ogni di ogni altra cosa al mondo. Lo voglio più di quanto io voglia vivere!!!" disse il ragazzo in cui la tremenda emozione si era oramai sciolta in un pianto dirotto
"Lei torna ad una condizione: se ti innamori perdutamente e sinceramente di una donna e la sposi sfidando ogni convenzione, di età, di ceto, di condizioni economiche, di razza e la rendi madre. Lei tornerà per amare tuo figlio"
"Inoltre…"
"Continua papà"
"Mmm…non so come… ma il giorno prima del matrimonio di ogni maschio di famiglia, da sette secoli ad oggi, qualcuno lascia sulla terrazza un meraviglioso abito da sposa…bianco e rosa…La tradizione di famiglia vuole che sia un regalo di Viola"

TORNARE PER RIVIVEREultima modifica: 2006-10-20T11:26:13+02:00da donnalibera62
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